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Aprile 18, 2019

Etichette intelligenti: i codici a barre

Quante volte, andando a fare spese al supermercato, o facendo shopping nel nostro negozio preferito, ci siamo trovati di fronte al codice a barre sull’etichetta del prodotto che stavamo per comprare? Quante volte ci siamo chiesti cosa fosse, cosa rappresentassero queste linee e numeri apparentemente casuali? Quante volte ci siamo dati una risposta soddisfacente?

Etichette che riportano i codici a barre.

Se la risposta all’ultima domanda è negativa, sei capitato nel posto giusto al momento giusto.

Stavano cercando di trovare un metodo per classificare e codificare i prodotti di un qualsiasi venditore in maniera automatica, quando due studenti statunitensi, dopo diversi tentativi, inventarono il codice a barre nel 1949. Si ispirarono al codice Morse, trasformandolo ed espandendo i puntini e le linee verticalmente. Fu solo una ventina d’anni dopo, tuttavia, che questo metodo cominciò ad essere usato commercialmente: il primo prodotto scannerizzato con il codice a barre fu un pacchetto di chewing-gum nel 1974.

Da quel momento i barcode sono stati usati in lungo e in largo, tanto da essere stati definiti “una delle 50 cose che hanno reso globale l’economia” dalla BBC.

Etichette di prodotti che includono il codice a barre.

Ci sono oggigiorno diversi tipi di codice a barre, ma i più usati sono l’UPC, negli Stati Uniti, e l’EAN nel resto del mondo, sebbene siano per lo più simili. Innanzitutto, ogni codice è costituito da una parte leggibile dal computer e una da noi, in modo da poter eventualmente inserire manualmente il codice qualora sia stato danneggiato. Lo spazio del codice viene diviso in 95 linee, che possono essere bianche o nere, sette linee rappresentano un numero da 1 a 9 a cui è assegnato uno specifico pattern (motivo). Il codice viene letto dal computer attraverso un sistema binario: una volta che il laser colpisce il codice, le linee bianche lo riflettono indietro, mentre quelle nere no, permettendo così di “leggere le linee”.

Il codice, inoltre, è separabile in diverse parti: i primi due numeri indicano il paese di produzione; le successive cinque cifre sono rappresentative dell’azienda produttrice, seguite da altre 5 cifre caratteristiche di ogni prodotto; infine, l’ultimo numero è la cifra di controllo e serve per verificare la correttezza del codice.

Come si generano i codici a barre?

Il primo passo per poter generare i propri codici a barre è registrarsi presso il GS1 Italy, un’associazione senza scopo di lucro che riunisce diverse migliaia di aziende di beni di largo consumo. La GS1 associa ad ogni impresa i cinque numeri rappresentativi della stessa, che potrà poi utilizzare per creare il codice completo. Dipendentemente dal tipo di impresa, ci sono diverse opzioni di iscrizione all’associazione, con una quota associativa annuale che dipende dal proprio fatturato.

Successivamente, si può passare alla creazione dei codici veri e propri. POLIGRAFICA dispone di diversi software che facilitano e velocizzano la gestione dei dati variabili, sempre garantendo grande attenzione al dettaglio. Se ti serve una mano o vuoi saperne di più, non esitare a contattarci!

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